Crypto e mercati al centro — ecco la mia lettura
Il tonfo di ieri si è sedimentato in una stagnazione che puzza più di attesa che di calma, e oggi quell'apnea controllata ha trovato un respiro quasi impercettibile: Bitcoin risale a 81.717 dollari con un +0,3% che sembra più un ripensamento che una vera inversione, mentre Ethereum scivola del -0,4% confermando che la coppia non balla più in sincrono come una volta. Il sentiment si è spostato in territorio cautamente rialzista, ma la vera musica la fanno le istituzioni: la Deutsche Bank si prepara al lancio della custodia crypto in Germania con gli occhi già puntati sull'Asia, Goldman, Wells Fargo e Morgan Stanley hanno smesso di fingere che la tokenizzazione sia una minaccia e la chiamano apertamente "opportunità di crescita", e perfino le azioni tokenizzate hanno rotto il coprifuoco di Wall Street scambiandosi a ogni ora del giorno e della notte. Intanto la CFTC si è presa una sonora bocciata dal giudice che ha bloccato il tentativo di annullare la multa da 5 milioni a Gemini, e MSCI ha messo nero su bianco le regole che cacceranno Strategy dai propri indici per eccesso di Bitcoin in bilancio — un campanello che suonerà forte per chi ha copiato il modello Saylor. Le Borse tradizionali non sembrano convincersi: l'S&P 500 perde un altro -0,8% mentre il FTSE MIB strappa un +0,2% e l'euro si rafforza contro il dollaro (+0,42%) in un movimento che continua a puzzare più di fuga dalla valuta americana che di fiducia nell'Europa, con il Brent che tocca i 110 dollari al barile per la prima volta da maggio e alimenta la pressione inflazionistica come un countdown in sottofondo. Domani occhio all'Average Earnings Index britannico atteso al 3,8%, un dato che può muovere le aspettative sui tassi della BoE e riversarsi sul cambio euro-sterlina con effetti a catena sui flussi verso le risk asset; personalmente continuo a trovare più interessante il paper della BIS che collega i tassi sui depositi bancari alla crescita delle stablecoin — perché se bastano pochi basis point per rallentare l'espansione dal 15% al 12% in dieci settimane, la vera minaccia a Tether e soci non viene da Washington ma dalla Fed ordinaria che decide di pagare di più i risparmiatori.